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Gratteri, scoperto nuovo sito megalitico

Gratteri, scoperto nuovo sito megalitico

Un nuovo sito megalitico che ruota intorno alla Grotta Grattara di Gratteri che fino ad oggi risultava essere completamente sconosciuto. Strutture che sembrano appartenere al periodo preistorico della tarda età del Bronzo utilizzati dai popoli preistorici come indicatori di albe e tramonti solstiziali.

A fare questa significativa scoperta un dottorando dell’Università di Palermo, Marco Fragale, che si occupa di una tesi su Gratteri all’interno di un progetto di toponomastica siciliana (DATOS) del Dipartimento di Scienze filologiche e linguistiche siciliane guidato dal prof. Giovanni Ruffino.

Lo studioso, dopo il ritrovamento di una antica foto della roccia nella casa di un cultore locale e la lettura illuminante del libro “La civiltà del Sole in Sicilia” (Maurici, Polcaro, Scuderi, Kalós Edizioni, 2019) ha segnalato le rocce forate alla sua relatrice, prof. Marina Castiglione e contattato in seguito gli autori del libro il 13 giugno 2023.

La prima roccia perforata, che si trova all’ingresso del paese al di sopra dell’attuale belvedere Ganci Battaglia, veniva popolarmente chiamata “Pietra Ruossa” (Pietra Grossa). Al di sotto del monumento megalitico si aprono un complesso di grotticelle chiamate dagli abitanti del posto “I Rutti Brianti” (Grotte dei Briganti).

Da recenti misurazioni, il foro della roccia risulta essere perfettamente allineato all’alba e al tramonto solstiziale (240/60). Nei pressi del sito inoltre è stato rinvenuto nel 1920 un ripostiglio di oggetti di bronzo custodito oggi al Museo Salinas di Palermo.

Questo ripostiglio comprendeva undici pezzi di bronzo: otto asce piatte a contorno trapezoidale di diversa lunghezza (peso complessivo Kg. 2,683); due a occhio con penna incurvata, nella parte del manico (gr. 946 e kg. 1,44) ed un anello con estremità affusolate e accostate fra loro (gr. 117, diam. mm. 69), attribuibili all’epoca di transizione dalla età del bronzo alla prima età del ferro dell’Italia continentale, che corrisponde alla fine del secondo periodo siculo e ai principi del terzo (Atti della Reale Accademia di Scienze, Lettere e Belle Arti di Palermo – Terza serie, anni 1923-24-25, Vol. XIII, Palermo Scuola Tip. “Boccone del Povero” 1926).

A questo gruppo apparterrebbero anche i ripostigli rinvenuti a Lipari (Messina) Cannatello (Agrigento), Biancavilla (Catania) e Malvagna (Messina), che coprono un arco cronologico classificato con la fase culturale di Cassibile, datata 1000-850 a.C. (Ibidem).

Tuttavia, le asce rinvenute a Gratteri presentano caratteri di particolare arcaicità, quali l’occhio poco o non distinto dalla lama e lo spigolo vivo nella faccia superiore della lama, estranei alle fogge più tarde, ma propri di tipi peninsulari assai caratteristici, come le asce ad occhio con nervatura e tallone crestato e quelle tipo Menaforno e Cuma (Ibidem).

Sul suo significato, dunque, gli archeologi opinano che gli oggetti costituenti la materia dei ripostigli, oltre a servire per i bisogni della vita quotidiana, valessero anche come moneta primitiva metallica, circolante per gli scambi commerciali, qualcosa di simile a “quello che saranno più tardi, quando si incominciò a coniare la moneta, i ripostigli monetari” (L. Bernabò Brea, La Sicilia prima dei Greci, Milano 1972, p. 185).

Come riportava Sebastiano Tusa, il sito probabilmente veniva utilizzato come centro di scambi commerciali fra gli insediamenti montani e le aree limitrofe (S. Tusa, L’archeologia, in Il parco delle Madonie, Palermo 1989, p. 178).

Marco Fragale ha posto all’attenzione degli studiosi anche altre due aperture oculari adiacenti alla Grotta Grattara fin ora considerati crollamenti di pareti carsiche ma che oggi, alla luce di nuove misurazioni, risulterebbero essere allineati verso punti solstiziali: 120/300 (alba e tramonto solstizio d’inverno) e 60/240 (alba solstizio d’estate e tramonto solstizio d’inverno).

Al di sotto delle imponenti orbite è presente inoltre una roccia antropomorfa che sembrerebbe la sagoma della testa di un uomo.

Altra roccia antropomorfa che veniva chiamata “A Tiesta” è stata individuata su un crostone roccioso situato tra la Grotta Grattara e Pietra Grossa che sembrerebbe formare un semicerchio di un probabile percorso rituale di un luogo di culto molto antico, la cui sacralità potrebbe essere messa in correlazione con il “genius loci”.

Lo studioso, che da anni si occupa di ricerche di natura archivistica e etnolinguistica su Gratteri, mette in relazione una fonte situata oggi nella piazza principale del paese chiamata “A Ninfa” che per somiglianza e significato riprende quella della Grotta Grattara. Essa in passato era sormontata da una naiade che faceva fuoriuscire l’acqua dai seni che riprenderebbe il Genius Loci di Gratteri, la ninfa di una fonte, quella della Grotta Grattara.
Un altro aspetto interessante riportato dallo studioso, è quello del nome di un quartiere alle spalle della pietra perforata che veniva popolarmente chiamato “A banna o suli” (al di là del sole), oggi Via del Sole.

Secondo Fragale: “Questa imponente caverna, la Grotta Grattara, con la sua fonte naturale generata dallo stillicidio di rocce carsiche, non poteva passare inosservata ai popoli preistorici, che praticavano il culto della Dea Madre e delle Ninfe, spiriti tutelari delle fonti come si evince da una serie di studi a carattere antropologico condotti da diversi studiosi su luoghi considerati sacri dai popoli della Sicilia preistorica. Probabilmente la leggenda della Vecchia che risiede nella Grotta potrebbe essersi innestata ad un mito ancor più antico, quello di una Sibilla e di una grotta oracolare, una teoria a cui sembrerebbe alludere già nel Seicento don Carlo Ventimiglia, barone di Gratteri come ho potuto constatare in alcuni suoi manoscritti ritrovati negli archivi di Palermo”.

Una ricognizione in loco sarà effettuata nei prossimi giorni da parte dell’equipe del prof. Ferdinando Maurici.

Fonte: www.esperonews.it